Rifiuti nell’Alto Vicentino: la vera innovazione è ridurre, raccogliere come si deve, recuperare, e solo infine bruciare.

SCHIO, 08.09.2026 – In qualità di gruppo consiliare della lista Civitas Schio, riteniamo necessario rispondere alle tesi esposte dalla consigliera Giulia Andrian nell’articolo apparso su Oltre AltoVicentino. Molte delle affermazioni contenute nel testo sono parziali e fuorvianti, rischiando di distorcere la realtà di una gestione dei rifiuti che deve guardare al futuro, anziché rifugiarsi in soluzioni obsolete.

Il modello Lombardia: la “pattumiera” d’Italia

La consigliera cita la Lombardia come esempio di efficienza, ma omette di raccontare tutta la verità. Guardando ai dati nazionali certificati ISPRA sui rifiuti urbani, a fronte di circa 1.300.000 tonnellate prodotte, in Lombardia ne sono state incenerite circa 2.000.000. Questa imponente capacità in surplus, di circa 700.000 tonnellate annue, arriva in buona parte da fuori regione, importata da Campania, Lazio, Puglia e Piemonte per alimentare un palese sovradimensionamento degli impianti.

Lombardia: Impianti di termovalorizzazione.

In linea del tutto teorica, applicando il principio logico della maggior prossimità del rifiuto, in Veneto potremmo chiudere tutte le discariche e gli inceneritori presenti e inviare tutto il rifiuto secco in Lombardia. È una provocazione, ma serve a dare la misura delle conseguenze generate da scelte che non tengono conto dei reali volumi da smaltire e, soprattutto, delle loro proiezioni nel tempo. Una linea di incenerimento, una volta costruita, prosegue la sua attività, possibilmente a pieno regime, per quasi mezzo secolo, senza grandi possibilità di rimodulazione.

Vogliamo davvero che anche Schio e l’Alto Vicentino diventino la “pattumiera” d’Italia? Già oggi, infatti, il bacino dell’Alto Vicentino produce meno di 20.000 tonnellate di secco all’anno, ma ne riceve oltre 65.000 dal resto della provincia e da altre province della nostra regione, alimentando un modello che non porta alcun beneficio ai nostri cittadini.

Qualità della raccolta: serve responsabilità

Comuni dell’Alto vicentino soci ex-AVA. In verde i Comuni che raggiungono gli obiettivi di legge su raccolta differenziata e sulla quantità di rifiuto secco residuo.

Concordiamo sull’importanza della qualità del rifiuto, ma non possiamo sottacere che questa rimane bassa per via delle scelte operate da diversi Comuni poco impegnati sul versante dell’implementazione di modelli di raccolta virtuosi e responsabilizzanti, come evidenziato annualmente dal Rapporto Rifiuti del Veneto redatto da ARPAV.

Inoltre, alcune amministrazioni, evidentemente mal consigliate, continuano a impiegare ingenti risorse pubbliche per mantenere o installare cassonetti stradali che, statisticamente, non garantiscono il raggiungimento delle performance migliori, come raggiunte dal sistema “porta a porta”.

I dati ufficiali delle analisi ARPAV lo confermano senza possibilità di interpretazione: dove c’è responsabilizzazione dell’utente, la qualità del materiale aumenta e la quantità di secco si riduce drasticamente.

Rifiuti speciali: un onere del comparto produttivo che non può gravare sulla collettività

È un errore concettuale pensare che i rifiuti speciali prodotti dalle imprese debbano essere smaltiti in impianti pubblici. La norma non lo prescrive e del resto per quale ragione i cittadini dovrebbero finanziare infrastrutture destinate a gestire gli scarti delle lavorazioni industriali?

Il comparto industriale ha il compito tracciato dalle norme di innovare i propri processi, tendendo agli obiettivi “zero waste” e gestendo il residuo seguendo logiche e dinamiche di mercato, realizzando, all’esigenza, impianti con capitali privati senza che sulla collettività ne gravi il peso.

Scaricare il problema sul settore pubblico, senza adeguate compensazioni per le comunità, oltretutto, equivale ad attribuire ai cittadini un costo occulto del sistema produttivo.

Il “caso Treviso”: un modello da replicare, non da criticare

L’insensata critica rivolta al modello trevigiano è figlia di una “visione” miope. Anni fa, Treviso e l’intero territorio provinciale hanno scelto la riduzione dei rifiuti alla fonte come target anziché il loro incenerimento.

In una provincia del tutto simile alla nostra, con una popolazione di quasi un milione di abitanti, intensi flussi turistici, aree industriali, Treviso ha raggiunto valori medi di produzione di appena 46 kg di secco residuo per abitante. Vicenza, al contrario, ne produce più del doppio, attestandosi a 94 kg pro capite e picchi di 140-200 kg/ab. per alcuni Comuni maglia nera del Veneto.

Confronto tra i dati medi provinciali: modello Treviso vs modello Vicenza.

Vedere un’amministratrice vicentina riversare critiche decontestualizzate su chi eccelle, su scala nazionale ed europea, ha del paradossale: è come se accettassimo che un alunno con la media del 4 pretendesse di insegnare a studiare a chi prende 8.

Inceneritori e discariche: due facce della stessa medaglia

Non si tratta di tifare per l’una o per l’altra tecnologia: inceneritori e discariche sono entrambi sistemi impattanti che dobbiamo ridurre al minimo indispensabile.

È inoltre falso affermare che i termovalorizzatori eliminino le discariche, poiché queste ultime restano indispensabili per stoccare il 20-30% del peso dei rifiuti bruciati, che nel processo si trasforma in ceneri pesanti.

A questo proposito, il confronto tra Treviso e la Danimarca (patria degli inceneritori) è emblematico:

  • In Danimarca, a seguito della combustione, restano circa 75-90 kg di ceneri per abitante.
  • A Treviso, grazie al porta a porta spinto e alla tariffazione puntuale, un cittadino produce in totale solo 40-50 kg di rifiuto secco all’anno.

In pratica, la sola cenere prodotta in Danimarca pesa quasi il doppio dell’intero rifiuto residuo di un cittadino trevigiano.

Un sistema in declino e i costi del futuro

Difendere gli inceneritori come “soluzione innovativa” è un atteggiamento ideologico che ignora i segnali dell’Europa. La stessa Danimarca ha stabilito già nel 2020 di dismettere il 30% dei propri impianti.

Inoltre, la decisione di Bruxelles di includere a pieno titolo gli inceneritori nel sistema di quote di scambio di carbonio EU ETS dal 2031 renderà questa tecnologia sempre più costosa, con un aggravio stimato per l’Italia (e per le regioni dotate di impianti) fino a 350 milioni di euro all’anno.

Articolo stampa inerente l’argomento.

Conclusione: educare al futuro, non all’immobilismo

La vera innovazione non consiste nel bruciare, ma prima di tutto nel ridurre la produzione di rifiuti, per poi riutilizzare e avviare a riciclo quanto più la tecnologia consente, trasformando le nostre città in “miniere urbane”, con beni di consumo progettati fin dall’origine per essere recuperati in seguito all’utilizzo.

Schio, per quanto compete alle scelte che spettano ai Comuni, ha intrapreso questo percorso virtuoso nel 2016, abbandonando i cassonetti stradali in favore del porta a porta e riducendo così il secco pro capite da 145 kg a circa 70 kg attuali.

Possiamo e dobbiamo fare ancora meglio

Se tutti i Comuni del Veneto adottassero i parametri di Treviso (45 kg), sarebbe possibile gestire l’intero secco residuo regionale nel solo impianto di Padova, spegnendo, numeri alla mano, quelli di Schio e Venezia.

Impianti di termovalorizzazione dei rifiuti di Schio e Padova: quantità annue trattate.

A che pro investire quindi almeno 80 milioni di euro in un ampliamento del locale impianto di Schio? Riteniamo che si tratti di una scelta ideologica, priva di un reale senso tecnico ed economico, se non quello di soddisfare l’esigenza di smaltimento dei rifiuti speciali o provenienti da altre regioni e territori.

Infine, riteniamo davvero avvilente che a essere vendute come soluzioni per il futuro siano prassi del passato. Ancora di più quando a sostenerle è chi, oltre ad essere un’amministratrice, svolge anche il ruolo di docente.

Chi ha il compito di formare le nuove generazioni dovrebbe incoraggiarle a superare i limiti attuali con visione e innovazione, anziché rassegnarsi a scelte fondate sull’inerzia e legate a logiche ambientali ormai superate.

Marco Vantin
Cristiana Dalla Fina

Gruppo Consiliare Civitas Schio

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