A queste condizioni, pubblico non significa automaticamente migliore.

Per mesi ci è stato ripetuto che la fusione tra AVA e Soraris avrebbe rafforzato il sistema pubblico, mantenendo saldo il ruolo dei territori e rappresentando il primo passo verso un gestore unico più efficiente, trasparente e competitivo.
Oggi il progetto di fusione tra ViAmbiente e Agno Chiampo Ambiente impone una riflessione.
Molte delle garanzie prospettate ai Comuni solo un anno fa – già allora ritenute da noi insufficienti – stanno oggi progressivamente svanendo.
Non lo diciamo per rivendicare vittorie politiche, che purtroppo non esistono, ma perché se questi timori troveranno conferma, a perderne saremo tutti.
Alla luce di questi sviluppi va detto che il recesso deliberato da Schio e Torrebelvicino appare ancor più una scelta responsabile, in quanto finalizzata a tutelare il patrimonio pubblico costruito negli anni dai Comuni dell’Alto Vicentino e dai nostri concittadini.
Sia chiaro: non siamo mai stati contrari al gestore unico né alla gestione pubblica in house del servizio.
Al contrario, riteniamo che un grande gestore pubblico possa rappresentare un’opportunità per il vicentino, ma una condizione è imprescindibile: che resti realmente governato dai Comuni e, quindi, dai cittadini.
La proprietà pubblica è una condizione importante, ma non sufficiente. Questa si misura dalla qualità del servizio, dalla capacità dei Comuni di esercitare un controllo effettivo e dai risultati ottenuti per cittadini e imprese.
Se la capacità di controllo si allontana dai sindaci, la domanda diventa inevitabile: chi controlla il controllore?
Questa vicenda dimostra come il vero tema non è essere favorevoli o contrari al gestore unico. Il vero tema è quale modello di governance sia in grado di garantire il miglior equilibrio tra costi, efficienza, qualità del servizio, tutela del patrimonio pubblico e reale capacità di influenza dei Comuni.
Una domanda che poniamo fin dall’inizio e che, ad oggi, non trova una risposta convincente.

E mentre i comitati per il controllo analogo previsti nella prima fusione subiscono una pesante sforbiciata in questa seconda (quod erat demonstrandum), si continua a perpetuare un errore strategico ingiustificabile: il conferimento del termovalorizzatore di Schio nella costituenda società impiegandolo come fosse una dote da scambiare e cedere così a sempre più numerosi nuovi e diversi padroni.
Un’operazione non prevista né imposta da alcuna norma, ma voluta allo scopo di trasferire progressivamente ad altri un patrimonio strategico costruito nei decenni da questo territorio, modificandone per sempre gli equilibri patrimoniali e decisionali.
Una scelta divisiva operata consapevolmente in forza di una visione dallo stampo puramente aziendalistico ma lontana dai reali interessi dei Comuni.
Una volontà condotta dal CdA nella figura del Presidente Giovanni Cattelan, pronto a sacrificare il nostro asso più pesante pur di perseguire i propri obiettivi nello scacchiere della geopolitica vicentina.

Nel frattempo però una tale impostazione “aziendalistica” utile quando si parla di incorporazioni e quote azionarie sparisce quando si tratta di fare i conti con un importante criterio riguardante la gestione: l’efficienza.
Il confronto tra i dati ufficiali disponibili suggerisce anche su questo grande prudenza.

Numeri oggettivi che mostrano quanto la dimensione di una società o la sua natura (pubblica o privata), da soli, non bastino a garantire automaticamente i migliori risultati.
L’efficienza dipende dall’organizzazione del servizio, dalla modalità della raccolta, dalla riduzione del rifiuto residuo, dalla capacità di innovare e di coinvolgere i cittadini nel processo di qualità.
Perciò comprendiamo a pieno la prudenza espressa dai 14 Comuni di Agno Chiampo Ambiente che hanno scelto di approfondire il progetto prima di assumere decisioni definitive.
Quando sono in gioco le bollette dei cittadini, gli impianti pubblici e il futuro di un servizio essenziale per le famiglie, chiedere trasparenza, verifiche e garanzie non significa ostacolare il cambiamento. Significa amministrare con grande responsabilità.
È su questi criteri, e non sugli slogan, che i processi andrebbero valutati e quando necessario sospesi, rivisti o infine bloccati.
Civitas Schio